Ghana, ministro locale ordina l’arresto di tutti i gay


“Il Ministro per la zona occidentale del Ghana, Paul Evans Aidoo, ha ordinato l’arresto di tutte le persone omosessuali nella sua zona di competenza”. Lo denunciano, in un appello alla Comunità internazionale, i co-presidenti dell’organizzazione per i diritti umani EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Piccoau.
“L’offensiva governativa anti-gay – continuano gli attivisti – è conseguente alla campagna omofoba portata avanti dal Consiglio Cristiano del Ghana, che ha attaccato duramente e pubblicamente la comunità LGBT (Lesbian, gay, bisexual, and trans gender) a più riprese. Purtroppo, come dimostra il caso dell’Uganda, molte comunità cristiane promuovono omofobia in Africa, nonostante gli appelli alla tolleranza promossi dalla società civile”.
Riferendosi alla presenza di omosessuali nel Ghana, il ministro ghanese ha ripetutamente dichiarato che “dobbiamo impegnarci con tutte le forze per estirpare queste persone dalla nostra società”. Secondo i quotidiani locali ha inoltre chiesto ai cittadini della regione da lui governata di denunciare alle autorità tutte le persone sospettate di comportamenti omosessuali.
Mac-Darling Cobbinah, leader del Centre for Popular Education and Human Rights, ha respinto le richieste del ministro, giudicandole improponibili: “Cone si fa ad arrestare la gente sulla base di semplici sospetti”, ha domandato retoricamente durante un’intervista alla BBC.
Ha poi continuato: “Paul Evans Aidoo sta istigando all’odio e vuole dividere la società emarginando ancora di più I gay che rischiano di essere attaccati o ricattati. Un ministro che persegue questi obbiettivi non aiuta la società a crescere”
Mentre le comunità cristiane hanno chiesto alla gente di non votare quei politici che lottano per i diritti dei gay, il gruppo EneryOne ha lanciato un appello all’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, al Parlamento europeo e alla Commissione dell’Unione Europea perché prendano posizione “che scongiuri nuove escalation di violenza omofoba, nonché il perpetrarsi di gravi violazioni dei diritti fondamentali di persone LGBT nel Paese sub-sahariano.
Malini, Pegoraro e Picciau concludono rivolgendosi “a coloro che hanno rappresentato e rappresentano tuttora egregiamente il Ghana in politica estera, come il diplomatico ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, il Giudice della Corte penale internazionale Akua Kuenyehia e l’ex presidente ghanese Jerry Rawlings, che è stato eletto presidente della Economic Community of West African States: a loro chiediamo accoratamente di fare in modo che il Ghana – che in passato ha sempre favorito le organizzazioni internazionali e regionali di cooperazione politica ed economica, ed è un membro attivo delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana – mantenga il suo status di Paese democratico, tra i più moderati del continente africano, e continui a rispettare le Carte internazionali sui Diritti Umani, salvaguardando così anche la dignità e l’uguaglianza rispetto agli altri cittadini di gay, lesbiche e transessuali”.  

Concesso lo status di rifugiato in Italia a una coppia di ragazzi gay palestinesi.


Circolo Pink Verona – Antagonismo gay Bologna

COMUNICATO STAMPA_Verona 26 Luglio 2011

Concesso lo status di rifugiato in Italia a una coppia di ragazzi gay palestinesi.
Omar e Abdel, nomi di fantasia, se ne sono andati dai territori occupati di Palestina diversi anni fa per sfuggire alle violenze che subivano in quanto persone omosessuali.
Come molti e molte altri e altre che scappano dalla loro terra perché in guerra, O. e A. fuggivano dalla Palestina all’inizio della seconda Intifada, con cui il popolo palestinese tentava di affermare il proprio diritto alla terra contro l’occupazione militare di Israele.
E’ noto che in condizioni di crisi politica e guerra sono proprio le diversità a pagare il prezzo più alto, in questo caso una coppia gay che forse non se ne sarebbe mai andata dalla propria terra.
Certo non è solo la guerra che ha costretto O. e A. a scappare ma anche le particolari condizioni che vivono le persone gay, lesbiche e trans in paesi dove i comportamenti affettivi e sessuali fra persone dello stesso sesso sono represse o punite con l’isolamento, le violenze, il carcere (e in alcuni paesi anche con la morte).
Molte persone gay, lesbiche e trans, arrivate in Italia o in altri paesi europei, chiedono asilo o protezione internazionale proprio perché non possono tornare nel loro paese di origine, dove potrebbero essere perseguitati o addirittura ammazzati, magari dai parenti.
O. e A. dunque arrivano a Verona nel 2005 provenendo dalla Germania, dove erano stati fermati nel tentativo di raggiungere un paese del Nord Europa, dato che la loro richiesta di asilo, presentata in Italia, era stata respinta. Rientrati in Italia, con l’aiuto del Circolo Pink di Verona e di Antagonismo gay Bologna, chiedono di riaprire il loro caso. La richiesta viene accettata e, dopo parecchie udienze, il tribunale di Roma concede loro lo status di rifugiato, riconoscendo la particolarità del loro caso, di omosessuali visibili in un contesto di guerra e occupazione militare.
O. e A. potranno quindi rimanere in Italia, dove lavorano e studiano, senza la paura di espulsi o incarcerati in un CIE.
L’iter processuale è stato molto difficile, sia perché i termini per un normale ricorso erano scaduti sia perché si trattava di riconoscere lo status particolare della Palestina, terra occupata militarmente da Israele e solo limitatamente sottoposta ad un amministrazione locale autonoma. Percorso non semplice, ma alla fine la sentenza ha riconosciuto che, date le particolari condizioni di vita in Palestina, O. e A. non potevano tornarvi e quindi dovevano rimanere in Italia. Ci sono voluti cinque lunghi anni ma O. e A. ce l’hanno fatta.
Crediamo che sia la prima volta che in Italia viene concesso lo status di rifugiato a una coppia gay palestinese e questo rende la loro vicenda particolarmente significativa anche per altri e altre migranti. Migranti che in questo momento vedono attaccato lo stesso diritto di esistere, migranti chiusi per mesi, anni nei CIE senza aver commesso alcun reato.
Il Circolo Pink e Antagonismo gay esprimono grande soddisfazione per la felice conclusione della vicenda. Resta l’amarezza per le tante persone omosessuali e transessuali perseguitate nei loro paesi. La provenienza geografica, culturale e religiosa conta fino ad un certo punto. Anche in Italia, paese occidentale, nessuna legge tutela la vita di gay lesbiche e trans, che sempre più spesso sono sottoposte/i a violenze.
Il caso di O. e A. è stato seguito dallo studio dell’avvocato Marco Paggi di Padova e dall’avv. Antonio Maggiotto, che ringraziamo per il lavoro svolto.


Circolo Pink Verona – Antagonismo gay Bologna

Marocchino e omosessuale sospeso l’ordine di espulsione


Il Presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna ha sospeso l’esecuzione del provvedimento di espulsione a carico di K.A.H., il giovane marocchino omosessuale a carico del quale c’era un decreto di espulsione malgrado l’esito positivo del procedimento di riconoscimento della protezione internazionale.

Il caso era stato sollevato nei giorni scorsi dagli avvocati Raffaele Miraglia e Barbara Spinelli, che avevano ricordato come il giovane per il suo orientamento sessuale correrebbe pericolo per la sua vita e la sua libertà in caso di rientro in Marocco. Ora l’avvocato Spinelli chiederà alla Questura che K.A.H. venga rilasciato dal Cie dove era stato rinchiuso in attesa di espulsione, visto che è venuto meno il motivo del trattenimento. Domani verrà presentata anche un’ istanza al giudice di pace.

A fargli rischiare l’espulsione sarebbe stata una mancata notifica: “Il caso è frutto della pervicace omissione di compiere un atto dovuto da parte di qualche poliziotto dell’Ufficio Asilo della Questura di Bologna – aveva spiegato l’avv.Miraglia – e dell’omissione da parte del Tribunale di Sorveglianza di prendere in esame la richiesta di sospensiva dell’espulsione inoltrata con l’appello del 20 aprile 2011″. Miraglia ha anche inoltrato un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

La questura ritarda la notifica. K., omosessuale, rischia l’espulsione


Il giovane marocchino aveva chiesto la protezione internazionale perché nel suo paese, per il suo orientamento sessuale, rischia la libertà e la vita. Interviene l’Alto commissariato per i rifugiati, che chiede chiarimenti alla Questura di Bologna
K.A.H. è un giovane marocchino omosessuale. Si trova in Italia da prima del 2009; era finito in carcere per detenzione di stupefacenti; quando è uscito, ha chiesto la protezione internazionale perché nel suo Paese rischia la libertà e la vita a causa del suo orientamento sessuale.
K.A.H. rischia però di non poter rimanere in Italia: i suoi legali, Raffaele Miraglia e Barbara Spinelli, puntano il dito contro una mancata notifica da parte della Questura: “Il caso è frutto della pervicace omissione di compiere un atto dovuto da parte di qualche poliziotto dell’Ufficio Asilo della Questura di Bologna (doveva fare una notifica) e dell’omissione da parte del Tribunale di Sorveglianza di prendere in esame la richiesta di sospensiva dell’espulsione inoltrata con l’appello del 20 aprile 2011″.
Gli avvocati avvertono che ieri sera è intervenuto l’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr), che ha richiesto notizie in Questura. Questa mattina è stato inoltrato un ricorso urgente alla Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale ha già richiesto all’Italia di fornire copia della decisione con cui è stato concessa la protezione umanitaria al cittadino marrocchino.
fonte

Rivelazione della Bbc: lesbiche sudafricane, stupri correttivi e omicidi


Oltre 10 donne stuprate ogni settimana nell’unico Paese africano che riconosce il matrimonio gay – Trentuno lesbiche uccise negli ultimi dieci anni in Sudafrica, è questa la cifra ufficiale

La più recente aggressione l’ha subita Noxolo Nkosana, 23 anni, accoltellata sotto casa sua, nella township di Crossroads, a Città del Capo, mentre tornava dal lavoro in compagnia della sua compagna.Nella sola Cape Town si calcola che oltre dieci donne gay siano stuprate ogni settimana, sia da singoli sia da gruppi. Lo riporta la Bbc citando Luleki Sizwe, un’organizzazione che si occupa delle donne vittime di “stupri correttivi”. Secondo la Ong, “molti casi non vengono denunciati perché le vittime temono di essere derise dai poliziotti e perseguitate dai loro assalitori”. Secondo Lesego Tlhwale, del gruppo per i diritti degli omosessuali Behind the Mask, “le società africane sono ancora molto patriarcali. Alle donne viene detto che devono sposare gli uomini, tutto ciò che non vi rientra è ritenuto sbagliato. E’ considerato non-africano il fatto che due donne si sposino. Alcuni uomini si sentono minacciati da questo e vogliono ‘sistemarlo’.” Il Sudafrica è l’unico Paese africano che ha legalizzato il matrimonio omosessuale e uno dei 10 al mondo. La costituzione proibisce esplicitamente la discriminazione in base all’orientamento sessuale.Non si sa quanti dei 50mila stupri che ogni anno sono compiuti nel Paese africano siano subiti da donne omosessuali, perché nei rapporti di polizia non viene registrato l’orientamento sessuale delle vittime.Dopo che una petizione contro lo stupro correttivo ha raccolto 170mila firme in tutto il mondo, il dipartimento di Giustizia ha iniziato un progetto per costituire un gruppo di lavoro contro i crimini nei confronti dei gay.

Status di rifugiato per gli immigrati. Un ufficio A Verona.


da "L'Arena" di Verona
Sabato 02 Luglio 2011 CRONACA, pagina 17 


L’incontro ieri in prefettura FADDA Profughi: la faccenda si fa seria. Secondo la calendarizzazione dell’ufficio che deve riconoscere lo status di rifugiato alle persone arrivate con l’emergenza Libia e che ha sede a Gorizia, delle 800 pratiche presentate, l’ultima verrà esaminata a marzo 2012.
Per questo il ministero dell’Interno ha previsto che anche a Verona ci sia una commissione che esamina e istruisce le pratiche. La sede è stata scelta perchè logisticamente comoda e servita sia da trasporto ferroviario che su gomma.
L’ufficio di Verona coprirà Veneto e Trentino Alto Adige. Vi lavoreranno funzionari della prefettura a scavalco tra loro e alcuni funzionari della questura. Anche il Comune ha messo a disposizione alcuni suoi funzionari.
Sull’impiego di personale della questura, ieri mattina Siulp e il Sap hanno diffuso una nota sulla pretesa presenza di poliziotti da parte del prefetto.
«Non ci sono esigenze di sicurezza», è scritto in una nota stampa, «i poliziotti si troverebbero a fare nulla più che gli uscieri. Ci chiediamo, in primo luogo, per quale ragione debba essere prevista la presenza di poliziotti in un simile contesto nel momento in cui in qualsiasi altro ufficio pubblico, si registra la compresenza di decine di cittadini stranieri, e tutto ciò senza che si avverta alcuna necessità di predisporre una vigilanza armata».
L’ufficio ha il compito di esaminare le pratiche già presentate dagli stranieri, di incontrarli con un interprete per far loro quella che viene definita un’intervista e quindi di comunicare se hanno diritto o mano allo status di rifugiati. Diversamente possono essere rimpatriati nel loro Paese d’origine. Da quando è iniziata l’emergenza libica, l’ufficio di Gorizia, competente per il nord est non ha concesso lo status ad alcuno, non avendo, chi ha presentato le domande, le caratteritische previste per legge.
In questo momento a Verona abbiamo 168 profughi. In tutto il Veneto sono 1217 e di loro soltanto 490 hanno presentato la domanda per lo status di rifugiato. L’insediamento della commissione territoriale è stato presentato ieri mattina in prefettura .A.V.