La Norvegia respinge L'asilo politico ad Iracheno

L'Alta Corte di Oslo ha respinto la richiesta di asilo politico di Azad Hassan Rasol, un 33enne iracheno che vive in Norvegia con il proprio compagno. "Non corre pericoli se non si dichiara"
Secondo l'Alta Corte, nel nord dell'Iraq, di etnia curda, i gay non vengono assassinati, come nel resto del paese, ma subiscono pene meno gravi. La corte, di conseguenza, ha invitato il giovane omosessuale a non manifestare pubblicamente la propria inclinazione sessuale, una volta deportato: in tal modo, secondo i giudici, eviterà qualsiasi forma di persecuzione.

Leggi contri i gay: accolto appello dei Radicali al neo Ministro degli Esteri

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Leggi omofobe in Nigeria e Camerun: Ministro degli Esteri italiano risponde ad una lettera dell'Associazione Certi Diritti su impegno Ue per rispetto diritti umani
Domenica 25 Dicembre 2011
Fonte Associazione Radicale Certi Diritti
Ministro degli Esteri del Governo italiano, On. Giulio Sterzi di Sant’Agata, ha risposto ad una lettera inviata nei giorni scorsI dal Segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, Yuri Guaiana e dal  Senatore Radicale-Pd Marco Perduca, nella quale si sollecitava un intervento urgente nei confronti della Nigeria e del Camerun che recentemente hanno attivato nei loro paesi gravi forme persecutorie nei confronti delle persone omosessuali. Il Ministro degli Esteri nella lettera ha segnalato che in Nigeria, subito dopo l’approvazione da parte del Senato del Bill anti-omosessualità si è attivata la sede di Rappresentanza dell’Unione Europea che, insieme all’Ambasciatore Usa, ha sollecitato le Commissioni Giustizia e Diritti Umani al rispetto delle convenzioni internazionali e di quanto prevede la stessa Costituzione nigeriana. Il Ministro degli Esteri italiano ha altresì segnalato che riguardo il Camerun, dove è in corso una revisione di legge che inasprirebbe le pene per la comunità Lgbt, e dove sono stati condannate recentemente tre persone omosessuali a cinque anni di prigione, c’è stato, in rappresentanza degli ambasciatori europei, un intervento del Capo Delegazione dell’Unione Europea nei confronti del Primo Ministro nel quale gli si esprime viva preoccupazione e si segnala che i prossimi aiuti saranno vincolati al rispetto delle convenzioni internazional. Già negli incontri Ue-Camerun erano stati fatti interventi in tal senso, richiamando alla necessità del rispetto dei diritti umani dei cittadini

Nigeria – ‘La religion est derrière des persécutions homophobes en Afrique’


L'un des militants des droits de l'homme les plus connus d'Afrique, dit religion est très derrière du Nigeria interdisant les récentes des unions de même sexe, qui pourrait signifier une durée de 14 ans de prison pour toute personne reconnue coupable de conclure un contrat de mariage gay.

Da il Gazzettino.it


Martedì 20 Dicembre 2011,
Un passato difficile, che vede come ingredienti anche l’alcol e il carcere per alcuni reati, una vicenda complessa, costellata di carte bollate. Oggi un quarantenne tunisino residente a Udine è al Cie di Gradisca, dove è entrato il 15 dicembre scorso, e rischia l’espulsione. C’è un decreto che la dispone. Ma per lui, che si dichiara omosessuale e convertito dall’Islam alla fede cristiano-evangelica, essere rimpatriato sarebbe «la peggior condanna», come ha scritto lui stesso in un testo di ottobre scorso. «Ho sbagliato, ho pagato e sto ancora pagando. Cosa devo fare ancora per essere risparmiato da tutte le umiliazioni che mi aspettano se tornerò al mio Paese? Accetto la mia condanna, se mi sarà permesso di vivere qui; ma se proprio dovete condannarmi, vi chiedo di non mandarmi via: sarebbe la peggior condanna», ha scritto. «Il mio obiettivo - ha messo su carta - è di finire la mia cura, il mio programma di recupero. Sono tornato in Friuli e in Italia per questo».
Le persone che gli sono vicine, convinte che il ritorno in Tunisia per lui sarebbe rischioso, lanciano un appello chiedendo che non venga rimandato in patria «fino a quando non ci sarà la decisione finale della Corte di Cassazione, a cui è stato fatto ricorso contro la revoca del permesso». Qualche mese fa, infatti, la Corte d’appello di Trieste ha annullato la sentenza con cui qualche mese prima il Tribunale gli aveva concesso un permesso di soggiorno umanitario, che il tunisino aveva chiesto dicendo che, se fosse tornato nel suo Paese, sarebbe stato perseguitato perché omosessuale. Secondo la Procura di Trieste (che aveva impugnato il pronunciamento), però, la sua omosessualità sarebbe solo presunta e non nota in Tunisia e quindi non lo esporrebbe a nessun pericolo.
Saltata la "copertura" assicurata dal permesso, si è arrivati all’attuale epilogo, che vede il tunisino a Gradisca e un suo caro amico a lottare a Udine con tutte le sue forze, per cercare di evitarne il rimpatrio. L’amico sostiene che il tunisino chiede «di poter proseguire il suo impegno nel dare una stabilità alla sua vita, prospettiva di riscatto che ha trovato per la prima volta proprio in questo ambiente sociale». E, a dimostrare che risultati abbia ottenuto, l’amico cita le parole messe su carta da chi lo ha in cura nelle strutture sanitarie, da chi lo segue negli studi per raggiungere la licenza media, da chi lo ha visto lavorare in ristorante e da chi lo ha seguito nel suo percorso di fede, nella chiesa evangelica.
Della vicenda si è interessato anche il Comune di Udine. Anche recentemente c’è stato un incontro su questo tema, in cui è stato esaminato il caso del quarantenne nordafricano. Come spiega il sindaco, Furio Honsell, «abbiamo approfondito con la Questura la vicenda che riguarda quest’uomo, ma purtroppo non c’erano margini per poter intervenire, in quanto comunque la sentenza è stata pubblicata». Honsell rammenta che «abbiamo cercato di seguirlo con il nostro Ufficio stranieri, ma la legge va rispettata. Non l’abbiamo neanche applicata noi. Siamo dispiaciuti che questo sia l’esito del percorso, però, se questo è l’esito dell’applicazione della legge, alla legge bisogna sottostare».
Cdm