Gay nigeriano torturato nel suo paese Rischia di essere rimpatriato dagli Usa

L'appello al presidente Obama dell'organizzazione per i diritti umani, EveryOne Group affinché le autorità Usa recedano dalla decisione di rimandare in Nigeria Becley Aigbuza, 28 anni, rifugiatosi in California, dopo aver subito in un carcere nigeriano sevzie e stupri. E' accusato di aver chiesto una carta di credito sotto falso nome

ROMA - Il Gruppo EveryOne 1, organizzazione per i diritti umani, ha lanciato questa mattina un appello al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, al segretario di Stato, Hillary Clinton e al governatore della California, Edmund G. Brown Jr. per chiedere l'immediata sospensione del provvedimento di deportazione in Nigeria di Becley Aigbuza, ventottenne gay rifugiatosi da anni a San Diego (California), dopo aver subito in Nigeria terribili torture e stupri. Il giovane, che lo scorso anno aveva inoltrato al Governo degli Stati Uniti la richiesta di cittadinanza americana, è a rischio di espulsione per aver richiesto una carta di credito con un falso nome.

La storia di Becley. "Nel 2008," raccontano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti di EveryOne, che stanno seguendo il caso, "in un viaggio in Nigeria per fare visita alla zia paterna, scoperta la sua relazione con un ragazzo del posto, è stato da questa denunciato alle autorità di Benin City e prelevato da casa dalla polizia. Portato in una caserma, Becley è stato picchiato a sangue da alcuni detenuti, dopo che questi erano stati informati dai poliziotti della sua omosessualità, e poi torturato con l'acido da tre agenti, che lo hanno sodomizzato a turno, per ore, usando una bottiglia di birra. Il giovane gay si è risvegliato in ospedale, con gravi ferite ed ecchimosi su tutto il corpo, una mano rotta e un testicolo mutilato".

La sua testimonianza. Becley, racconta ancora EveryOne - che ha pubblicato la sua toccante storia sul sito web dell'organizzazione umanitaria, è riuscito a fuggire dall'ospedale e, grazie all'aiuto di un parroco che gli ha procurato un nuovo passaporto, ad imbarcarsi di nuovo su un volo per San Diego, dove dall'età di undici anni viveva con il padre. "Mio padre e tutti i miei familiari in Nigeria", ha raccontato in lacrime Becley agli attivisti del Gruppo EveryOne, "hanno giurato di uccidermi, 'per pulire l'abominio e la vergogna' che ho portato in famiglia col mio essere gay".

L'appello di EveryOne. E' stato inviato anche all'Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e a David Thorne, ambasciatore USA in Italia, dove l'organizzazione umanitaria ha la sua sede principale. "Chiediamo alla società civile" concludono Malini, Pegoraro e Picciau, "di inoltrare l'appello, reperibile sul nostro sito , agli indirizzi e-mail del dipartimento di Stato USA e della Casa Bianca pubblicati on line. E' fondamentale che si levino voci contro l'indifferenza e che preservino il ragazzo, che ha già subito immani violenze fisiche e morali incancellabili, nei suoi diritti fondamentali alla vita, alla libertà e alla dignità".


Fonte: http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2012/01/28/news/gay_nigeriano_torturato_nel_suo_paese_rischia_di_essere_rimpatriato_dagli_usa-28913623/
Pubblicato da Lorenzo Bernini

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