giovedì 31 maggio 2012

Ricatto al gay palestinese

Amira Hass

Mentre il mio interlocutore raccontava la sua storia, un pensiero sgradevole
si è fatto strada nella mia mente. Stavo approfittando dell'innocenza di questo
ragazzo, del suo disperato bisogno di parlare con qualcuno che non lo consideri
malato? D è gay. Qualcosa che nella società palestinese non può essere
confessato.

D ha incontrato G, il suo amico israeliano, su internet. G lo va a trovare
regolarmente, ma D non può ricambiare le visite. I due avevano un sogno:
trascorrere alcuni giorni insieme in Israele. Così D ha ottenuto un permesso
per entrare in Israele ed effettuare alcune analisi in un'ospedale di
Gerusalemme Est. G lo aspettava oltre il checkpoint. I due hanno camminato
insieme verso la porta di Jaffa, inebriati dalla sensazione di libertà e dal
piacere di stare insieme senza nascondersi. Davanti alla porta di Jaffa alcuni
poliziotti israeliani hanno fermato i due ragazzi. Il nervosismo di G li ha
insospettiti. Hanno controllato il permesso di D, che non li ha soddisfatti.
Doveva andare in ospedale, e quella non era la direzione giusta. D è finito in
una stazione di polizia. Lì, ingenuamente, ha detto la verità. A quel punto gli
hanno fissato un appuntamento con un agente dei servizi segreti.

Il ricatto ai gay palestinesi è una pratica comune, da parte sia dei servizi
israeliani sia di quelli palestinesi. Sono facili prede, perché se scoperti
rischiano di essere puniti o uccisi. È stato un attivista gay israeliano a
contattarmi, perché la pubblicità è il migliore strumento di protezione.

Traduzione di Andrea Sparacino.

Internazionale, numero 950, 25 maggio 2012. Fonte: http://www.internazionale.
it/opinioni/amira-hass/2012/05/28/ricatto-al-gay-palestinese/
Pubblicato da Simone Rossi

lunedì 28 maggio 2012

Scarica Mithly, la rivista lgbt in arabo!

http://magazine.mithly.net/archives/

Pubblicato da Lorenzo Benrini

Russia, attivisti in corteo per chiedere gay pride a Mosca: 10 arresti

Mosca (Russia), 27 mag. (LaPresse/AP) - La polizia ha arrestato a Mosca, in
Russia, una decina di dimostranti che manifestavano per rivendicare il diritto
a tenere un gay pride nella capitale. Insieme a loro sono stati fermati alcuni
cristiani ortodossi, con i quali erano scoppiati alcuni tafferugli davanti alla
sede del municipio. Gli attivisti chiedono da tempo al governo russo di poter
tenere una parata dell'orgoglio gay, ma la risposta è stata sempre negativa.
L'ex sindaco di Mosca, Yuri Luzhkov, aveva definito il gay pride "satanico",
mentre l'attuale primo cittadino Sergei Sobyanin ha detto che disapprova tali
cortei perché potrebbero offendere il credo religioso di molti russi.
L'omosessualità in Russia non costituisce più reato dal 1993, quando è stata
depenalizzata, ma il sentimento anti-gay rimane molto forte.

Fonte: http://www.lapresse.it/mondo/europa/russia-attivisti-in-corteo-per-
chiedere-gay-pride-a-mosca-10-arresti-1.168095

Pubblicato da Lorenzo Bernini

sabato 26 maggio 2012

Amnesty International Report 2012

Il Rapporto annuale di Amnesty International 2012 documenta la situazione dei
diritti umani in 155 paesi e territori nel 2011 e mostra come lo scorso anno la
richiesta di diritti umani sia riecheggiata senza sosta in ogni angolo del
pianeta.

Dal Cairo a New York, l'elemento che ha accomunato le proteste è stata la
rapidità con cui i governi si sono affrettati a impedire manifestazioni
pacifiche e a imbavagliare il dissenso. La gente scesa per le strade ha
dimostrato un immenso coraggio di fronte alla repressione, brutale e talvolta
letale.

Ha protestato contro l'abuso di potere, la mancanza di accertamento della
responsabilità, la diseguaglianza e la povertà. Le leadership hanno fallito nel
reagire a questo coraggio con azioni concrete nella direzione di un cambiamento
ma è ormai chiaro che se non risponderanno a queste aspettative non saranno più
accettate.

Questo Rapporto mostra infine come la libertà di espressione e la capacità di
sfidare i governi e chiedere che rispettino, proteggano e mantengano i diritti
umani siano elementi essenziali per creare un mondo dove tutte le persone
vivano libere e uguali in dignità e diritti.

Naviga il rapporto al link: http://www.rapportoannuale.amnesty.it/2012#.
T79Y_H7ayTw.facebook
Pubblicato da Lorenzo Bernini

martedì 22 maggio 2012

La lesbica che rischia la tortura

La donna ugandese si è rifugiata in Svezia. Che non le vuole concedere asilo


Secondo il governo svedese se Nantale Prosscovia tornasse in Uganda non
rischierebbe la vita: per questo non sussistono gli estremi per concedere asilo
politico. Rischia così di farsi molto difficile la situazione per la donna
ugandese che ha visto il suo negozio distrutto da una folla inferocita e la sua
vita cambiare di colpo. Perché era lesbica.

IN FUGA - Grazie all'aiuto della madre è potuta scappare in Svezia. "Chi la
sostiene racconta che Nantale Prosscovia ha lasciato l'Uganda dopo essere stata
pubblicamente chiamata lesbica e la sua impresa distrutta da una folla anti-gay
che la avvertiva di "piantarla con i suoi comportamenti o morire". La polizia
ha rifiutato di proteggerla ma conl'aiuto della madre Nantale è scappata e ha
chiesto asilo nel 2007 in Svezia", dice PinkPaper.

NIENTE ASILO - Come dicevamo il paese giallo-blu ha rigettato la richiesta:
questo nonostante in Uganda le relazioni fra persone dello stesso sesso siano
"punibili con fino a 14 anni di galera, con in più una legge che attende
approvazione che aumenterebbe la pena fino all'ergastolo o disporrebbe
addirittura la pena di morte. La proposta è stata largamente criticata dai
governi internazionali", fra cui, curiosamente, la Svezia. Così attualmente
Nantale è in una prigione di Stoccolma: "Ma lei merita di vivere liberamente e
la miglior cosa che il governo svedese potrebbe fare è liberarla e concederle
asilo", dicono i suoi sostenitori.

Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/316430/la-lesbica-che-sara-
torturata/

Pubblicato da Lorenzo Bernini

lunedì 21 maggio 2012

Francia: Imam benedice l'unione di una coppia gay

Notizia del 12 aprile 2012

Ludovic Zahed Mohamed (in foto a destra) è un francese di origini algerine che
vive in Francia insieme al compagno sudafricano Qiyam al-Din Qiyam (a
sinistra). Sposati legalmente in Sudafrica (dove i matrimoni gay sono legali) i
due non hanno potuto ufficializzare la loro unione anche in Francia, ove le
leggi attualmente non consentono le nozze fra persone dello stesso sesso.
Ludovic, però, è un mussulmano praticante e ha chiesto ed ottenuto la
benedizione della loro unione da parte dell'Imam. Il loro matrimonio religioso
si è svolto presso moschea di Sevran, in Francia, in conformità con quanto
previsto dalla sharia (la legge islamica) e con un rito identico a quello
utilizzato per le coppie eterosessuali. La funzione è stata celebrata da Jamal,
un Imam originario delle isole Mauritius, che ha provveduto ad inserire nella
cerimonia anche alcune preghiere cristiane ed ebraiche in onore degli amici
ebrei e cattolici degli sposi.
Ludovic Mohamed Zahed ha recentemente pubblicato un libro dal titolo "Le Coran
et la chair" ("Il Corano e la carne") nel quale tenta di riconciliare l'Islam
con l'omosessualità ed ha fondato un'associazione per la difesa dei diritti
degli omosessuali musulmani (HM2F, Omosessuali musulmani di Francia).

Fonte: http://gayburg.blogspot.it/2012/04/francia-imam-benedice-lunione-tra-
due.html

Pubblicato da Michele Breveglieri

Malawi, presidentessa Banda annuncia la depenalizzazione dell’omosessualità

La Presidentessa del Malawi, Joyce Banda, ha annunciato che abolirà le leggi
contro l'omosessualità ancora presenti nel Paese. Se questo avverrà, sarebbe la
prima nazione africana a fare una cosa del genere dal 1994. Il reato di
omosessualità è ancora molto diffuso nel continente. In Uganda, ad esempio, è
in corso l'approvazione di una legge che prevede la pena di morte per gli atti
"contro natura". La posizione della nuova presidentessa del Malawi potrebbe,
però, cambiare la tendenza degli ultimi anni.

Le pressioni occidentali sono forti, e gli aiuti provenienti dai Paesi del
"Nord del Mondo" costituiscono importantissime fette della ricchezza degli
Stati africani. Molti leader occidentali hanno dichiarato che avrebbero
tagliato gli aiuti umanitari agli Stati che non rispettano i diritti degli
omosessuali. Joyce Banda, che ha preso il potere dopo la morte improvvisa del
suo predecessore Bingu wa Mutharika, si è dimostrata molto ricettiva nei
confronti delle pressioni occidentali sul rispetto dei diritti umani. Oltre
alle aperture fatte sulla depenalizzazione dell'omosessualità, la neo-
presidentessa si è espressa duramente contro la partecipazione del Presidente
sudanese Omar al-Bashir al vertice dell'Unione Africana, in quanto su di lui
pende un mandato di cattura della Icc, la Corte Criminale Internazionale.

Fonte: http://www.eilmensile.it/2012/05/18/malawi-presidentessa-banda-annuncia-
la-depenalizzazione-dellomosessualita/

Pubblicato da Lorenzo Bernini