Il Cile è stato condannato per aver discriminato una madre lesbica

La Corte Interamericana dei Diritti dell'Uomo ha condannato il Cile dopo aver appurato che la giustizia locale, nel 2004, aveva discriminato la giudice Karen Atala (in foto) togliendole le tre figlie perché la giudice è gay e viveva con la compagna. Secondo la sentenza "lo Stato è responsabile della violazione del
diritti all'uguaglianza e alla non discriminazione". Jorge Contesse, già direttore del Centro Diritti umani dell'Università Diego Portales e avvocato di Karen Atala, commenta soddisfatto la sentenza:
Si tratta di una decisione storica perché per la prima volta nel Cile, un organismo internazionale stabilisce che la giustizia non può discriminare né per orientamento sessuale né per identità di genere al momento di stabilire sulla custodia dei minori.

Tutto è iniziato nel 2003 quando Jaime López, padre delle bambine, si rivolse ai tribunali cileni per avere la custodia delle tre minori (che allora avevano 5, 7 e 9 anni). La richiesta si basava sul fatto che la madre fosse lesbica e il fatto che conviveva con la compagna avrebbe potuto arrecare danno alle piccole. L'anno seguente la Corte Suprema del Cile stabilì che il padre avrebbe avuto la custodia esclusiva delle figlie. Per giustificare la decisione, la Corte affermo che le piccole erano esposte a una possibile confusione dei ruoli
sessuali se fossero vissute nella stessa casa in cui la loro madre viveva con un'altra donna.
Secondo la Corte Suprema, infatti, è evidente che il loro [delle minori, ndr] ambiente familiare eccezionale è
significativamente diverso da quello dei loro compagni di scuola e dei vicini  di casa, esponendole così a diventare oggetto di isolamento e discriminazione  che potrebbero avere ripercussioni sulle loro personalità.
Pochi mesi dopo, la madre, la giudice Karen Atala, denunciò lo Stato dinanzi  alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani. Dopo sei anni di bapprofondimenti, l'ente internazionale presentò formalmente la domanda nell'bottobre 2010. Dopo aver ascoltato la madre e le figlie la Corte ha emesso la
propria sentenza ordinando al Cile di offrire assistenza medica e psicologica bgratuita alla madre e alle tre figlie perché si colmi, per quanto possibile, il lungo periodo di separazione forzata, che autorità di "alto livello" riconoscano pubblicamente le vittime entro un anno, che i funzionari pubblici
seguano corsi di formazione in materia di identità di genere e orientamento sessuale e, infine, ha comminato allo Stato una multa di sessantamila dollari come risarcimento per Karen Atala e le sue figlie. I giudici, tuttavia, non si sono pronunciati sulla custodia che, a oggi, rimane al padre.
Secondo una portavoce della giudice Atala, la donna è molto contenta della sentenza, perché le è stato tolto lo stigma di essere una cattiva madre.



Fonte http://www.queerblog.it/post/14903/il-cile-e-stato-condannato-per-aver-
discriminato-una-madre-lesbica

Pubblicato da Lorenzo Bernini

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