Russia: Il torturatore dei gay condannato a 5 anni di galera


Maxim Martsinkevich, torturatore dei gay, è stato condannato a cinque anni di prigione in Russia. Il leader di Occupy Pedophilia è stato condannato per razzismo. Altri membri della sua banda sono in attesa di giudizio per le persecuzioni contro i gay Il torturatore di gay Maxim Martsinkevich è stato condannato a cinque anni di prigione in Russia. Il leader del gruppo omofobo Occupy Pedophilia, noto come Tesak (machete) era stato arrestato a Cuba lo scorso mese di gennaio per un ordine internazionale spiccato da Mosca e poi estradato al suo paese d’origine. Venerdì passato, 15 agosto, è stata resa nota la sentenza nei suoi confronti e che cioè dovrà rimanere in prigione per cinque anni. La condanna è per “registrare e pubblicare in Internet video razzisti” e non per le aggressioni omofobe che lo hanno visto protagonista in diverse città russe.
Martsinkevich, come ricorderete, guidava un gruppo che si dedicava a incastrare gli adolescenti gay fingendosi gay a loro volta. Quando i membri del gruppo entravano in confidenza con la vittima prescelta, organizzavano un appuntamento a cui si presentavano tutti, Martsinkevich in testa, per umiliarli, insultarli e, diverse volte, per aggredirli violentemente. Da notare che l'operato di Maxim Martsinkevich ha avuto molti seguaci, come mostra anche il “video-tributo” in apertura di post. Altre nove membri della banda sono stati arrestati per persecuzioni contro gli omosessuali: sono stati accusati di organizzazione e appartenenza a un gruppo estremista e per partecipazione ad atti di violenza, minacce di morte, furto e lesioni corporali. Per loro la sentenza è attesa il prossimo mese di settembre. Maxim Martsinkevich era anche leader di un gruppo di estrema destra chiamato Format18, la più radicale e violenta organizzazione neonazista russa. Non è questa la prima volta che viene messo in carcere: qualche anno fa venne condannato a trentasei mesi di reclusione per “incitazione alla lotta etnica con minaccia di ricorrere alla violenza” dopo che la polizia aveva chiuso alcuni suoi siti in cui faceva apologia di razzismo.


Fonte: Blogo post di Zeno menegazzi

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