Kiev Pride, qualcosa di diverso ad est

Ad est qualcosa si muove. Il Kiev Pride riesce a farsi, nonostante un paese in guerra ed un'opinione pubblica non ancora pronta. L'Ucraina non è la Russia, e la differenza sta anche in questo.

Quattro chiacchiere con Stas Mishchenko sulla Marcia dell'Eguaglianza 

 Si è tenuto, il 6 giugno, il secondo gay pride della storia dell'Ucraina. Il primo si era tenuto nel 2013 dopo che nel 2012 era stato cancellato poiché le minacce e le opposizioni violente erano state troppo forti. Lo stesso destino toccò al pride del 2014 e ha rischiato di toccare anche alla Marcia dell'Eguaglianza di quest'anno, se il presidente Ukraino, Petro Poroshenko, non avesse dichiarato venerdì: "Non vi parteciperò, ma non vedo alcuna ragione per impedire questa marcia che rappresenta un diritto costituzionale per ogni cittadino ucraino"

Non era mai accaduto prima che un presidente dell'Ucraina - un paese post-sovietico e fortemente influenzato dal conservatorismo cristiano ortodosso - sostenesse apertamente la comunità LGBTI. La dichiarazione di Poroshenko è arrivata il giorno dopo che il sindaco di Kiev aveva invece invitato gli organizzatori a cancellare la marcia dopo le minacce dei gruppi di estrema destra e ricorrendo all'argomento patriottico che la marcia avrebbe rischiato di dividere ulteriormente il paese già provato dalla guerra. Come se lo scontro con la Russia non fosse anche sull'appartenenza dell'Ucraina all'Europa e non implicasse quindi anche la necessità di rispettare un diritto umano fondamentale come quello della libertà di manifestare.

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Fonte: lista Massimo Consoli.
Post di Zeno Menegazzi



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